La storia del guanto monouso e la vita nostra

Nel frammento di quella vita precedente a Budapest, quando ho capito che mi faceva paura la povertà e che mi addolorava starla a guardare.
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Ho l’impressione sempre più fondata che accontentarmi delle mie personali felicità non mi basti, godere di quelle degli altri mi riempie veramente il cuore.
C’è posto abbastanza per tutti!

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MIO

Guardo vecchie foto ingiallite che mi danno l’impressione che il tempo non passi mai. Ma vedo le pance crescere e poi scomparire lasciando spazio a fagotti ansimanti e colorati. Amo questo tempo perché lo sento tra le mie mani che scorre e mi riempie. Non potrei fare nient’altro che osservare la vita che trova il suo spazio e ogni giorno mi ricorda che tutto è possibile. Annuso l’aria e sento al piano di sopra le urla rotte della mamma in lacrime prima del primo vagito del primo minuto. Cammino sul linoleum chiaro sempre lucido, sempre (forse) disinfettato, urto per sbaglio le cullette vuote del momento dell’allattamento. E sono sempre stata qui perché è il mio mondo. Eternamente mio.

Aver trovato ciò che è MIO mi sveglia la mattina e mi lava la sera prima di andare a dormire.

Grazie di tutto.

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Domande sceme sul Nord

Risolcando al contrario la pianura padana. Oggi che in realtà è il domani di poche righe fa. La solita ragazza col profumo costoso che dorme coperta accanto a me, uomini con calzini a righe intonati al maglione che picchiettano sui tablet. Solito scenario di Italo Milano-Roma. Mi faccio delle domande sceme sul nord-chesolounadiRomapuòfare-e che voglio condividere:
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Oggi

Oggi provo a dire ok e a non andare oltre. E’ una giornata grigia e piovosa. Ci incontriamo in quell’androne che sa di disinfettante, quel parquet che abbiamo camminato insieme tante volte, quella scritta di speranza sulla parete: “tutto è possibile a chi crede”. Penso inevitabilmente alla prima volta che mi portasti a conoscere la tua mamma. Non una donna, una mega forza della natura. Tu mi hai insegnato a salutarla e a lasciarla andare. Avrebbe dovuto essere diverso. Il dottore sono io.
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La resistenza attiva

Non c’è niente di scontato e non c’è inerzia che spinge. Mi alzo e decido. La decisione di star bene, di essere appagati, di scegliere sempre per la propria serenità. e non c’è intuito e non è facile. Ma si può fare. Non c’è il momento in cui appare la scritta scintillante “la vita è bella”. Qui si tratta di impegno. Quindi ci provo. Rimango fedele, leggo di più, ringrazio nel mangiare ciò che mi stuzzica. Coltivo l’acquolina in bocca, il desiderio, la luce del mattino, l’odore del bucato. Godo della prospettiva di un week end libero. Di un’ora in più nel letto al mattino. MI chiedo sempre se quello che sto facendo mi procurerà gioia. Se la risposta è negativa…andate al diavolo, se positiva però esplodo silenziosamente e ringrazio.
Finché ho forza continuerò a lavorare per migliorarmi la vita. Quando non ne avrò abbastanza la ricercherò.

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Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 1.100 volte nel 2014. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 18 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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A trent’anni piango spesso

Anni fa quando mi veniva da piangere mi trattenevo sempre, mi sembrava un gesto ridicolo e privo di senso. Trattenere il dolore era la mia prova di forza non richiesta eppure sfoggiata come una medaglia al valore sul petto, con un certo sguardo beffardo. E purtroppo con enorme sofferenza. Ribollire nelle mie ansie paradossalmente mi faceva sentire un’eroina romantica e bella. Il prezzo di tutto questo l’ho pagato nel tempo a rate come il mutuo e ancora mi depaupera le energie a distanza.
A trent’anni piango spesso e so che è un dono. Ringrazio sentitamente tutte le volte che sento quel calore speciale che mi sale negli occhi perché so che mi porterà pace. Piango in macchina ascoltando la musica dopo una giornata di lavoro pesante. Piango in camera singhiozzando dopo un litigio. Piango a volte per solitudine al Tuscolo, piango quando la vita mi emoziona troppo e mi sembra di non avere il cuore abbastanza capiente. Ho imparato perfino a piangere di gioia dopo una giornata bella come quella di sabato scorso perché le lacrime si portano via il dolore e fissano la gioia in modo indelebile e luminoso. E mi godo tutto di più. Mi frullo via la sofferenza e so che l’ultimo sospiro, quello su cui ti rilassi e su cui ti cola il naso, è l’alito dolce della mia pace. Del mio spazio personale. In cui impariamo a far fluire gli eventi liberandoci della sofferenza e fissando a vita la bellezza.

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Ceretta e baccalà

Confidenze tra noi, che siamo tutte donne (quasi) e mediamente civette italiane allegramente avvezze alle conversazioni leggere. Cibo, uomini e beauty. Quest’ultimo punto mi sembra incredibilmente sempre il più gettonato, eppure non il più interessante ma si sa a volte sul resto si glissa un po’.
Comunque amo le risate confidenti di quei momenti fra noi, spesso fugaci battute fra colleghe, strizzandoci l’occhiolino, prima del turno.
Un consiglio prima di Natale tratto da questi momenti, liberamente colto da una reale e meravigliosa conservazione tra noi. Utilissimo per Capodanno…

Regola aurea della ceretta:
-tu non te lo metti il ghiaccio prima di andare?
-…mmmmh no.. mai fatto ( e poi come faccio ad andare dall’estetista guidando con il ghiaccio nelle mutande?scomodo..)
-…io sempre adotto la premedicazione con ghiaccio inguinale mezz’ora prima, rende la pelle compatta ed evita arrossamenti
-…mmmhh io non lo faccio mai….
-neanche un po’ di cortisone locale metti? ma come fai a prevenire la follicolite? guarda che è una bestia nera e soprattutto ti rovina il risultato…
-mai messo cortisone (ma che è una preospedalizzazione? bisogna chiamare pure l’anestesista?preallertare l’UTIC?….
-dopo la cera io poi riapplico il ghiaccio e una pomata antibiotica
-Praticamente ti serve una settimana di ferie..

Entra nel frattempo Lui…l’unico uomo tra le galline…il meno macho e il più pratico….quello distaccato ma infondo interessato, di mezza età..spesso stupisce con l’arguzia dei suoi commenti-stilettate.
Ascolta la nostra conversazione e serio ci fa: ” a me sta preparazione mi pare quella del baccalà…lo devi spugnare prima, lo devi spugnare dopo..ma che è sta follia?”

Le donna vengono da Venere e gli uomini da Marte (o viceversa?) e questo lo sapevamo…ma ci sarà un motivo per il quale condivideremo a vita lo stesso spazio no?

Certo-Mille risate 🙂

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Film di Natale #amokenloach @jimmy’shall

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