Dolce amaro

Neonatologo: “Signora come la chiama la bambina?”

Signora: “Come si chiama lei dottoressa?”

Io: “Maria”

Signora: “Allora facciamo Maria”

Io: “……..”

Questo è stato il mio primo approccio con una ragazza Rom di 28 anni al suo settimo figlio in sala parto. Avrà finito i nomi, ho pensato io.

Da allora ce ne sono stati tanti di approcci, incontri, scontri, scenate e risate con tutte le ragazze Rom che hanno partorito da noi e con tutte le loro numerosissime famiglie. Io amo quel loro modo discutibile di vivere sempre un po’ fuori dal mondo e so che molti di voi saranno sconcertati a queste mie parole, ma è così. Vorrei potervi trasmettere tutta la leggerezza frenetica che mi mettono addosso donne come loro, così abissalmente diverse da me, quanto mi insegnano ogni giorno.

Due mesi fa una donna di 22 anni è arrivata in camper con tutta la famiglia al seguito strombazzando in pronto soccorso. Non ha neanche fatto in tempo ad entrare nel box, ha partorito in mezzo agli altri degenti mentre il vecchietto con l’enfisema vicino a lei versava una delle lacrime più significative dei suoi ultimi anni.

Vorrei ringraziare R. che un anno fa ha riorganizzato la sala d’aspetto triste e affollata del nostro ospedale leggendo la mano a tutti gli astanti e predicendo incredibili svolte nella vita di A. 96enne romana, vedova con un solo figlio emigrato. Quando un’ora più tardi la abbiamo visitata e le abbiamo detto che il feto che portava in grembo era una femmina mi ha detto che lo sapeva già ….ma allora che sei venuta a fare? “una conferma”, mi ha risposto. Infine non mi ha voluto leggere la mano perché nel frattempo si era fatto buio e questo impediva evidentemente di vedere il futuro.

Un ricordo infine per tutti i figli che sono nati con noi e che ora portano i nostri nomi, c’è Maria ma c’è anche Zuleike. Ci vuole solo il loro fegato per fare sempre la stessa espressione e reagire anche con un sorriso soddisfatto.

Ieri abbiamo chiesto una consulenza alla psicologa di turno: come definire la situazione di una signora Rom che parlava da sola nel box mentre faceva il monitoraggio per il nono figlio che era venuta a partorire. Ci ha risposto “pensiero magico”, così si chiama in gergo tecnico, ideazione fantasiosa. Tornando ci siamo resi conto che la signora era scappata improvvisamente, mollando tutto quanto e soprattutto noi e la nostra preoccupazione. Siamo rimaste sole a chiederci se era tutta magia oppure solo l’eterna sofferenza delle donne di questo popolo così speciale.

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Ho deciso di farmi questo regalo, essere qui. Sono rimasta a lungo scettica della vita dopo i 25 anni, dopo qualche attimo perso e qualche ripensamento di troppo ho deciso che era ora di darmi da fare.
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2 risposte a Dolce amaro

  1. sciamano84 ha detto:

    Dei molti modi di vivere la maternità nessuno è totalmente giusto e neanche totalmente sbagliato….a ciascun popolo appartiene il suo e questo resta stupendo…

  2. Pisana ha detto:

    Chissà se Il nome della piccola Maria Rom che ha lasciato così stupefatta la dottoressa non sia,all’nterno del “pensiero magico”, un lontano imprinting di quando la suddetta dottoressa è venuta al mondo. Anche allora, nello stanzone di giovani madri alle prese con il proprio neonato urlante c’era una donna Rom, al suo ottavo figlio, venerata e visitata da tutta la sua comunità, come una vera regina………………..

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