L’amicizia- definizione/citazione

“tu non mi giudichi perché condividi i miei personali dilemmi esistenziali” cit.

Ascolto e penso fra me e me: ” e ti pare poco?”

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Mood pre-compleanno

Per certi scorpioni come me (DOC ma veramente DOC) il compleanno è da sempre una cartaccia da giocare. A fasi alterne viene vissuto con entusiasmo quasi fiabesco se non con un velo di tragedia imminente così in vorticoso up and down fino al completo passaggio.
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Idea di grandi cose in piccoli spazi

Buon week end!
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Siamo tutti nella mani di…

Se mi fermo a riflettere mi scopro affascinata costantemente da ciò che non sono. Guardo con ammirazione alcune mie amiche animate da un divino spirito tarantolesco che le porta a tour de force instancabili tra casa/lavoro/famiglia. Vedo intorno a me menti insane di donne evidentemente possedute che mentre si limano le unghie dei piedi con la mano destra cucinano la zuppa imperiale e con la sinistra lavorano a maglia cappellini colorati. Le guardo e con sincerità le invidio. Io sono animata invece da un torpore bradipesco sonnolento (quando non sono al lavoro). Leggo, mi scaldo i piedi davanti al camino, penso. Stop. Zero crostate in forno, voglia di imparare l’uncinetto ai minimi storici. Trovo mille soluzioni geniali per non fare nulla. La spiegazione comprensiva è che recupero la fatica dell’ammazzata ospedaliera quotidiana. La spiegazione diavolesca è che sono nata stanca.
Ora mi domando e dico..se fossimo tutti nelle stesse mani anche io stirerei la camicia a balze alle 5:00 del mattino mentre tutti dormono o sfornerei il casatiello a tutte le ore e invece….
Io penso che ognuno è in mani diverse e che il nostro destino lo decidiamo mediando attentamente con la nostra indole.
Io avevo una saggia bisnonna di origini siciliane che emanava pace dalle piccole manine bianche lisce e rugose. Lei diceva sempre “chi nasce tondo non può morire quadro”. E lo diceva con un paio di occhi neri profondi che non me li levo dalla testa.
Siamo nelle mani nostre, alcune volenterose come api operaie, altre più contemplative.
Per i primi ci sono i nuovi negozi di bricolage e fai da te e se la possono scialare quanto vogliono.
Per quelli come me hanno inventato le amache, i pony express, i piles e Sky.
Quindi predichiamo tolleranza.

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Sono incoerente

Oggi scatta l’autodenuncia:

Frase mia cult in PS: “il riposo, signora, è la migliore medicina” …
dopodiché IO: mille guardie, svariate notti, sempre a letto tardi, dormire poco mangiare altrettanto, sempre di corsa etc etc

Altro must: “lei in questo momento è poco lucida..non bisognerebbe prendere decisioni in questo stato”

dopodiché io: dopo la scazzata solita del giorno, con due ore di sonno alle spalle, digiuno prolungato, acidosi metabolica in atto e pressione alle stelle scelgo “volontariamente” nella mia vita per qualcosa che cambierà per sempre il mio quotidiano. Classico. E sbagliato.

Ultima chance: “Lei deve fidarsi e seguire i consigli di chi parla per il suo bene”

dopodiché io: faccio sempre come mi passa per la testa, non ascolto, sbarello, mi riarrabbio sempre due volte (la prima volta in principio poi perché mi rendo conto che ho sbagliato).

Conclusione del mio prof di filosofia del liceo: “la teoria la conosce, deve solo metterla in pratica”

🙂

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Le mie buone azioni e/è l’animale che è in me

Cercando affannosamente di rimanere centrata sui miei desideri, tra le mille ore di stanchezza che mi gravano pesanti sulla cervicale e i santi ribelli che tirerei giù dal calendario perseguo i miei buoni propositi. Nei pochi sprazzi di chiarezza che mi rimangono mi rendo conto che rimane l’istinto a guidarmi. E così faccio quando mi sento persa: annuso l’aria e vado. La mia buona azione di oggi è la tecnica “darwiniana”. Nelle avversità ricapitolo la naturale scala evoluzionistica e torno indietro…a volte mi sento leonessa per ruggire contro le ingiustizie e tornare poi a stiracchiarmi al sole. A volte mi scopro plancton e non ci penso proprio essendo priva di neuroni. Spesso, molto spesso,  sono bertuccia (e chi mi conosce lo sa).

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Bella bella davvero

C’è una mia amica tosta ma veramente tosta che nella vita aiuta le persone a ritrovarsi (interpreta “assistente sociale”) e già per questo bisognerebbe darle il Nobel. Poi è pure simpatica quindi è il top. Lei mi dice sempre la cosa che mi sembra più giusta, quella che si incastra meglio e io mi sento come quando trovi l’ultimo pezzettino di un puzzle di 200000 pezzi: mi sento a posto.

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This moment

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Pout pourri

Medici…

Il bello di questo lavoro è ritrovarsi nelle vite degli altri. Non da ladri, da spettatori. A volte siamo impassibili, a volte pacca sulla spalla e via, a volte partecipiamo alla svolta.

Io adoro l’audacia della ragazzina di 18 anni che viene con l’amica per la pillola del giorno dopo. Le frottole che mi racconta per giustificarsi e il suo imbarazzo adolescenziale. Sono stata lei tanti anni fa, lo capisco. Però non mi dire che quella è tua sorella perché è evidente che è la tua compagna di banco. Tenerezza materna per lei.

Adoro le risate stellari delle donne nigeriane, nere come la notte e forti come le montagne. Loro che nella fede sono incrollabili e che sanno scherzare su tutto. Che fanno della medicina una sciocchezza da paranoici e che mi guardano come fossi una pazza isterica. “Only check the baby” mi dicono sempre. Il resto: Dio vede e provvede. Io esile e bianca mi immagino moltiplicata in tante piccole copie senza mai riuscire a raggiungere l’opulenza soda di quelle cosce enormi. Rido di cuore mentre parlano con il bimbo (gigante anche lui) che portano in grembo, gioiose lodi nei confronti dell’altrettanto gigantesco attributo maschile che vedo immediatamente riflesso sullo schermo dell’ecografo (!). E sarò come loro in un’altra vita. Sarà un’estrema rivalsa nei confronti della mia anemia cronica, del mio spirito volubile e dell’abbronzatura che ho sempre invidiato e mai avuto.

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Chiama per dirmi che sei felice

Mi chiami dal traghetto che ti porterà in Sardegna. Pomeriggio tardi. Ma che mi dovrai dire? tu che sei l’esuberanza e la vitalità. Io in metro sullo strapuntino di un sedile sporchissimo, vado a cena con tutti gli altri (-te).

Mi chiami per raccontarmi che ti sei sentito felice e trabocchi luce che rischiara le acque scure che ti accompagnano in vacanza. Dove ci siamo dimenticati che si poteva essere felici? quando è successo che queste giornate ci portassero a dimenticarlo?

La semplicità di sentirsi a posto. Senza altro. Senza dover specificare perché. Solo l’eternità di un attimo che per definizione dovrebbe essere “fuggente”, e che invece stalla indelebile. Rassicura profondamente sentire di quel biondo tramonto andaluso, delle ubriacature con gli amici, delle spagnole vivaci e scosciate, dei mini hamburger delle 4:00.

Poi ci richiami da un’improvabile connessione in mezzo al mare per dirci…”ma voi che fate a capodanno?”. E ci perdiamo con te. Tutto così contagioso. Discorsi frizzanti, vani e colorati.

Ricordati di questo. Chiama per dirmi che sei felice. Voglio una normalità bella così. Facile.

NB: una delle più belle canzoni disco di sempre…so che apprezzerai

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